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TESTO

Fare zootecnia qui non è come farla in pianura. La zootecnia di montagna è una sfida quotidiana contro un territorio impervio, il clima e la fatica. Ma è proprio da questa sfida che nascono i nostri risultati più grandi. Non parliamo solo di numeri, parliamo di vita. Ogni stalla che resiste quassù è un presidio che difende il territorio dall’abbandono e dal dissesto idrogeologico.


Pensateci un attimo: quando vedete quei prati perfettamente curati, i versanti puliti, o le malghe d’alpeggio d'estate, state guardando il lavoro silenzioso dei nostri contadini. Gestire il territorio significa praticare lo sfalcio manuale dove i trattori non possono arrivare, curare i pascoli, mantenere vive le tradizioni dell'alpeggio. Se l'uomo smettesse di curare queste montagne, il bosco si riprenderebbe tutto in pochi anni, e perderemmo questa biodiversità unica. I nostri soci non sono solo produttori di latte: sono i giardinieri di queste valli.


E tutta questa cura si riflette direttamente in un cerchio perfetto che arriva fino alla stalla. Perché un territorio sano significa un'alimentazione straordinaria per le nostre vacche. Qui le regole sono rigide, dettate dal rispetto della natura e dal disciplinare per la produzione del Trentingrana. L'alimentazione delle nostre vacche durante i mesi invernali è basata sul fieno del territorio, essiccato al sole, con una piccola integrazione di mangimi a base di mais e cereali rigorosamente no OGM e certificati.


D'estate, invece, cambia tutto. Le vacche salgono in malga per circa novanta giorni, dalla metà di giugno alla metà di settembre. Lassù rimangono libere all’aperto, dove possono brucare giorno e notte, rientrando in stalla solamente per la mungitura. Pensate che il latte che ne deriva ha un colore giallo intenso, dato proprio dall’alimentazione esclusivamente a base di erba fresca ricca di nutrienti e fiori d’alta montagna.


È una catena: lo sfalcio cura il prato, il prato nutre la vacca, e la vacca ci dona un latte che racchiude profumi unici, dell'erba e della nostra montagna.


Ora, continuiamo a seguire il nostro filo conduttore. Spostiamoci alla nostra destra, dove vedremo da dove arriva questo latte.